Val Colla: il regno degli animali nel terrazzo erboso di Lugano

Da anni mi promettevo di andare in Val Colla ma per un motivo o per l’altro rimandavo sempre questa gita…che da un’escursione a piedi si è trasformata in una in mountain bike permettendomi così di esplorarla quasi tutta!
La Val Colla presenta oltre venti chilometri di cresta e di cime congiunte, che partendo da Gola di Lago e attraversando il Motto della Croce, Caval Drossa, Monte Bar, Gazzirola, Cima di Fojorina, Denti della Vecchia, Monte Boglia arrivano fino alle sponde del Ceresio.
La vetta del Gazzirola, con i suoi 2.116 metri, è il punto più alto della frazione (e della città intera); ivi si trovano le sorgenti del fiume Cassarate.

valcolla panorama mtb

Guardando la cartina noterete che la Val Colla confina con l’italiana Val Cavargna, la linea di frontiera passa sul monte San Lucio dove troverete l’oratorio di San Lucio e due rifugi davvero notevoli. In territorio elvetico la Capanna San Lucio e in quello italiano il Rifugio San Lucio. Oggi la Val Colla è meta indiscussa di turisti in cerca di quiete e relax ma anche di escursionisti e ciclisti.

valcolla panorama 2

Un tempo, invece, dai suoi villaggi abbarbicati sui monti, uscivano frotte di stagnini (i magnan), che percorrevano instancabilmente tutte le strade d’Europa, offrendo i loro servigi. La tradizione vuole che i magnan della Val Colla comunicassero tra loro in un gergo criptico, escogitato per mantenere segrete le loro conversazioni.
Ma cosa ci fa un oratorio di queste dimensioni a più di 1500 metri? La curiosità mi ha spinto ad indagare, ecco la storia che ho trovato.

valcolla s.lucio
“Non si sa molto circa la vita di questo santo e quasi nulla è storicamente accertato, in compenso le leggende sono fiorite numerose. Unica cosa certa è che era un esperto casaro, infatti, è sempre raffigurato con un bel pezzo di formaggio in mano. Si racconta che nella notte tra l’11 e il 12 luglio di diversi secoli fa le campane dei villaggi della Val Colla e della Val Cavargna, si misero a suonare senza che nessuno le toccasse. Gli abitanti delle due valli compresero subito che doveva essere accaduto qualcosa di grave. Salirono al passo e trovarono il corpo di Lucio straziato dalla lama di un pugnale in una pozza di sangue. Lucio era un alpigiano che, dopo aver eseguito il suo lavoro con oculatezza, coi resti del siero già scremato sapeva preparare un formaggio che poi distribuiva ai poveri, ai sofferenti e a tutti coloro che bussavano alla sua porta per sfamarsi. Il padrone convinto che Lucio lo derubasse e facesse la carità a suo danno, lo cacciò una sera proprio nel momento in cui si scatenava un furioso temporale. Per tutta la notte il pastorello vagabondò per la montagna fin quando bussò alla porta di un casolare. Un povero alpigiano, con un misero alpeggio, lo accolse subito come suo figlio. In poco tempo i frutti si fecero vedere. I prodotti si fecero abbondanti, i pascoli non patirono piú la siccità e il bestiame seguitava ad aumentare… E Lucio continuava a dare ai poveri tutto quello che riusciva a ricavare in piú e l’alpe, benedetto dal cielo, prosperava ogni giorno di piú. Il suo primo padrone, preso dall’invidia una notte lo seguí mentre andava a pregare in un luogo segreto e lo uccise gettando il corpo in un laghetto che subito si tinse di rosso. Nel medesimo istante tutte le campane delle due valli si misero a suonare a distesa senza essere mosse da mano umana. Il corpo è stato sepolto con molta probabilità dove ora sorge la chiesetta dedicata a lui in unione con San Rocco. I poveri aiutati da Lucio salirono in pellegrinaggio in quella dolce conca tra la Svizzera e l’Italia. E da quell’anno in memoria di questo martire delle nostre montagne, il 12 luglio si celebra la festa di San Lucio. I licheni rossi che prosperano nella regione del Passo sono ancor oggi chiamati dal popolo “sangue del martire”. Il piccolo santuario in onore di San Lucio si trova sul passo a oltre 1500 metri ed è stato eretto dai fedeli della Val Cavargna e della Val Colla. Ogni anno se il tempo lo permette sono almeno mille i pellegrini che si recano lassú. Persino san Carlo Borromeo si recò al San Lucio il 24 luglio 1582, accompagnato da alcuni abitanti della Val Cavargna durante la salita e di Bogno per la discesa. Di quella visita rimane ancor oggi una sorgente chiamata “ur fontanin di San Carlo”, dove pare che il cardinale si dissetò. San Carlo è stato imitato quattro secoli piú tardi da un altro porporato, il cardinale di Milano Carlo Maria Martini.
Se la vita di San Lucio è tutta avvolta dalla leggenda il suo culto invece ha sempre avuto un grande afflusso di gente ogni anno. Un tempo si arrivava in processione fino al piccolo oratorio. Dopo una sosta davanti alla statua del santo i pellegrini, saliti per chiedere un miracolo, si recavano al laghetto, bagnavano la parte malata e poi compivano tre giri attorno allo stagno, ancora presente poco lontano dalla chiesa verso il Gazzirola. A San Lucio si chiedeva soprattutto la guarigione per la vista e gli arti doloranti. I piú devoti percorrevano a piedi nudi i tre giri. Oggi i pellegrini arrivano alla spicciolata a gruppetti, in rampichino, a cavallo… e in quell’ambiente verde e collinoso trovano, un momento di quiete. Ma come mai ci sono tanti affreschi, anche antichi, raffiguranti san Lucio col formaggio in diverse chiese del Ticino e della Lombardia? Una risposta potrebbe essere data dai magnani! Le due valli erano conosciute per l’attività dei magnani che si recavano anche a una certa distanza per riparare e rappezzare pentole e paioli che poi stagnavano all’interno. E dove arrivavano i magnani arrivava anche il culto del loro santo.”
Ma torniamo al giro! Partenza in mountain bike da Cimadera seguendo il percorso 360 (anche se la partenza ufficiale è Bogno); completamente immerso in boschi di faggio il sentiero si fa quasi subito piuttosto ripido ma il fondo è ottimo e l’ambiente così piacevole che ben si sopporta di dover spingere la bicicletta a mano in qualche tratto.

valcolla bosco

Facciamo anche qualche incontro alternativo 🙂

valcolla maiali

Rapidamente guadagnamo quota, il sentiero esce dal bosco e si rimane davvero stupiti dagli affioramenti di rocce calcaree in zona Fojorina. Iniziano a comparire dei cartelli “curiosi” che recano la scritta “Cattle trail”…certo, siamo ormai in mezzo ai pascoli, forse si tratta di cartelli legati alla transumanza.
Il sentiero, che s’era ridotto ad un singletrail, torna ad addolcirsi e quando il panorama inizia ad aprirsi inizia ad essere chiaro il cartello!

valcolla mucche

Mucche scozzesi al pascolo, con qualche simpatico vitellino curioso ci accompagnano durante il nostro giro. In breve siamo al San Lucio e iniziamo un lungo singletrail, che sembra essere quasi in piano, verso l’Alpe Pietrarossa. Il panorama, a 360 gradi, è eccezionale!!

valcolla panorama

Le rocce impongono di alternare tratti a piedi a quelli in bicicletta ma in questi 5 chilometri e mezzo incontriamo ben 3 cascate una più bella dell’altra, decidiamo di fermarci per rinfrescarci almeno un po’ anche se la temperatura dell’acqua avrebbe permesso tranquillamente di fare il bagno.

valcolla cascata

Il panorama evolve continuamente, si scorgono sia il Ceresio che il Lago Maggiore ma la vista spazia ben oltre.

valcolla panorama verso il lago

Arriviamo all’Alpe Pietrarossa dove Christian ci accoglie con gazosa e formaggini. Lo conoscevo già Christian, dovevo venirlo a trovare da tanto, sapevo già come lavorava ma vederlo con i miei occhi è stato davvero entusiasmante!

valcolla capre

Cavalli, maiali, mucche e la bellezza di 100 capre che scorrazzano liberamente in questi prati coccolati da lui e dai suoi giovani collaboratori. In cantina riposano i preziosi frutti del loro lavoro.

valcolla formaggio

L’Alpe è servita da una strada sterrata che conduce a Colla, dopo i primi disagevoli metri di fondo sconnesso, la discesa in mountain bike si fa davvero piacevole. Il nostro percorso si è poi concluso passando da Bogno e ritornando a Cimadera. Ci sono una infinità di possibilità per godere di questi luoghi sia che siate a piedi o in bicicletta, adulti o bambini, allenati e non. Sarebbe un peccato perdere la possibilità di gustarvi questi panorami e gli animali al pascolo per cui il mio consiglio è andateci e visitate la Val Colla, per me la più bella valle del Luganese!

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