Un tuffo dove l’acqua è più blu, nella Breggia!

In chi ama viaggiare c’è sempre una sorta di “urgenza” interiore che spinge a volte più, a volte meno, verso il nuovo. Non deve per forza trattarsi di qualcosa di lontano, basta che sia da noi ancora inesplorato.
Amo muovermi a piedi, in bicicletta, in canoa, con i rollerblade, col parapendio…insomma con quasi qualsiasi mezzo vada in acqua, terra o aria senza motore e tendo ad esplorare moltissimo tutto ciò che di bello ho vicino a casa.
Quando sono arrivata in Canton Ticino, ho percorso a piedi tutti i sentieri del Parco delle Gole della Breggia e sono rimasta davvero incantata dalla sua particolarità e bellezza. Come capita spesso in questa parte di Svizzera, se non ti piace dove sei, spostati e in 10 minuti sarai in un altro mondo. Puoi trovarti nel mezzo del traffico più caotico di tutta la nazione, accanto ad autostrade e zone industriali ma se vuoi, svoltando l’angolo o facendo una salita, ti puoi materializzare in un ambiente selvaggio, fresco, di un verde smeraldo mai visto! Proprio come questo.
All’accesso si trova la sede del Parco ospitata all’interno di un vecchio mulino (Ghitello) che, durante gli eventi, produce ancora la farina di mais per la polenta. Ora il ristorante annesso ha cambiato destinazione d’uso ed ospita la “Casa del Vino”, una vetrina per i prodotti del territorio dove è possibile fare principalmente degustazioni ma anche fermarsi per pranzo o cena. E visto che dopo aver fatto fatica c’è bisogno della giusta ricompensa, questo locale può essere un’idea per riprendere le forze dopo la passeggiata!
I percorsi sono numerosi ma possiamo sostanzialmente suddividerli in due itinerari, uno storico e uno geologico-paleontologico (le rocce che vedrete qui coprono un arco di centinaia di migliaia di anni).
Se gli dedicherete una giornata potrete apprezzarlo nella sua interezza cogliendo tutti i suoi aspetti senza problemi, ci sono anche delle aree attrezzate e ombreggiate dove potrete riposarvi e fare un piacevole picnin.

Accedendo dall’ingresso principale (Mulino del Ghitello a Balerna), incontrerete quasi subito il complesso del Pastificio (Birreria) per giungere poi alla grande cementeria Saceba. La serie di opifici copre un periodo che va dal 1600 ad oggi. Questa struttura ora viene utilizzata per spettacoli, meeting ed eventi che in un qualche modo m’han fanno riconsiderare l’impatto ambientale dell’opera in disuso. Ho assistito proprio qualche settimana fa ad uno spettacolo teatrale davvero molto interessante proprio qui dentro.


La vera chicca di questo luogo però consiste nel “percorso del cemento”, un interessante percorso didattico che, sfruttando gli elementi conservati del cementificio, illustra il processo che dalla roccia porta al cemento, e scoprirete quanta bellezza e quanta storia racchiudano quei quattro ettari di area riqualificata.

Si comincia dalle cave a cielo aperto per proseguire nelle gallerie di estrazione della roccia (maestose e affascinanti come grotte in cui montagna e acqua giocano a riflettersi l’una nell’altra, creando atmosfere oniriche); si passa poi al frantoio, dove la roccia veniva macinata, e, attraverso la passerella sulla Breggia, si arriva alla torre dei forni, adibita oggi a spazio espositivo e didattico, dove fotografie e video raccontano di un passato che non c’è più ma a cui il presente deve molto. Sarà necessario prenotare una visita guidata per poter accedere alle gallerie…ma ne vale davvero la pena perchè è al contempo interessante e divertente.

Proseguendo arriverete alla Chiesa Rossa, eretta nel 1343, in ricordo di una leggenda secondo la quale, nella notte di Natale del 1390, in questo luogo furono trucidate diverse persone appartenenti a famiglie nemiche. Altre fonti affermano che il nome possa venire anche dal colore della facciata, dipinta di rosso come ordinato dal vescovo nel 1599. Da qui si scende fino alla vecchia strada ottocentesca e si raggiungono il ponte e i resti del mulino “da Canaa”.
Attorno al mulino “da Canaa” le rocce nettamente stratificate visibili nel letto del fiume sono le più antiche del parco: calcari selciferi di 190 milioni di anni fa, ricchi di argille e di fossili.
Prima del ponte del Farügin sono invece ben visibili gli strati rossi dell’Ammonitico, nel quale furono trovate oltre 800 diverse specie di questi molluschi fossili! Superata la stretta e profonda gola si incontrano le Radiolariti rossastre e poi, sulla destra, la grande cava di Biancone. Giunti in basso, si ritorna per breve tratto sul sentiero già percorso, poi si prosegue sulla sponda destra costeggiando la serie delle Scaglie e attraversando alcuni biotopi particolari. Alternando tratti nel bosco e aperti il sentiero ci riporta verso il Mulino del Ghitello da dove siamo partiti. Se sarete abbastanza temerari e la giornata sufficientemente calda, potrete anche farvi qualche tuffo nei numerosi gorghi che troverete durante il tragitto…tenete presente però che l’acqua è gelida, provare per credere ;-).

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