Il torrente Piumogna: dalla cascata alla sorgente

Vittima della sua bellezza e della facilità di accesso, la cascata della Piumogna è conosciuta da tutti e molto frequentata.
Oggi però voglio raccontarvi della meravigliosa valle solcata da questo torrente impetuoso, il Piumogna appunto, che crea diverse cascate durante il suo corso, prima di gettarsi nel fiume Ticino.
La sua sorgente estiva si trova in un piccolo laghetto dal quale si stacca un ruscello che alimenta il lago di Morghirolo a quota 2264 metri, obiettivo dell’escursione che vi propongo di fare.
Sapevate che il lago di Morghirolo è uno dei più vasti laghetti alpini ticinesi?
Compare all’ultimo, come una visione, incastonato come è tra il Pizzo Campo Tencia e il Pizzo Compolungo.

lago_morghirolo@Autentico

Fino all’Alpe Croslina a quota 1982, il torrente Piumogna scende tra i macigni, scorrendo nelle vicinanze della Capanna Campo Tencia. Poco sotto l’alpe, ecco che inizia una prima serie di magnifiche cascate.

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Pascoli maestosi, prati e il tintinnio dei campanacci delle mucche accompagnano il nostro impetuoso torrente nella valle della Piumogna. Pensate che la Val Piumogna è sfruttata dagli alpigiani sicuramente almeno dal 23 maggio del 1227 (data certa della pergamena quando Prato Leventina, nella divisione degli alpeggi del Comune di Leventina, si trovò proprietaria di tutti gli alpi della Val Piumogna: Morghirolo, Gèra e Lambro). Molto probabilmente però, lo sfruttamento di questa Valle è iniziato ben prima.

pascolo_piumogna@Autentico

A tal proposito vi propongo la salita partendo da Dalpe ma volendo diminuire i km e il dislivello potete partire anche da Polpiano. Lungo l’itinerario troverete dei cartelli davvero interessanti (si tratta di un sentiero didattico) su vari aspetti legati alla Piumogna, dalla storia al territorio passando per la fauna e la botanica. La parte forse che ho trovato più interessante è quella che parla dei primi insediamenti in Val Piumogna e delle modalità di sfruttamento degli alpeggi.
La salita porta al lago Morghirolo passando per la più antica capanna ticinese ovvero Capanna Campo Tencia, inaugurata nel 1912.

capanna_campo_tencia@Autentico

Avrei voluto allungare l’itinerario passando anche per Capanna Leit ma sarebbe diventato forse troppo lungo da fare in giornata partendo dal Mendrisiotto; meglio prendersi i giusti tempi per approfondire gli interessanti aspetti legati a questa Valle e godersi il panorama che ci siamo guadagnati. Niente male, vero?

panorama_piumogna@Autentico

Da qui il sentiero inizia a scendere verso l’Alpe Geira spostandosi quindi sul versante destro della Piumogna per far ritorno a Polpiano e di conseguenza a Dalpe se avete iniziato il vostro anello da lì.
Da Polpiano avrete percorso circa 15 km con un dislivello di 950 mt percorribili in circa tre ore, da Dalpe il dislivello sale a circa 1200 mt e aggiungerete un’oretta in più tra andata e ritorno.
Adoro i sentieri dove c’è molta acqua come questo, è rilassante camminare ascoltando solo il fluire della Piumogna e i campanacci delle mucche al pascolo. A proposito della Piumogna, sapevate che ci sono tantissime leggende che ne parlano?

Le leggende della Piumogna
Come spesso accade nelle valli montane, leggende e tradizioni si assomigliano molto e presentano similitudini alquanto interessanti.
Vicino alla cascata potrete divertirvi percorrendo il Sentiero delle leggende, due chilometri punteggiati da tavole in legno che recano storie e leggende del Ticino, illustrate dai bambini.
Quella più conosciuta è forse legata ai nani che infestavano la valle Piumogna prima del XVI secolo.
Golosissimi di mirtilli, fragole e lamponi (in questo mi riconosco davvero moltissimo :-)), di notte entravano nelle case e portavano via tutto ciò che trovavano nella dispensa, soprattutto panna e formaggio. La leggenda narra che San Carlo, impietositosi, si sia deciso di liberare il villaggio dai terribili nani. Come? Si recò verso le selvagge gole della Piumogna e mostrò loro una grossa e bella betulla bianca invitandoli ad assaggiare la panna dolcissima che ne ricopriva il fusto. I nani allora saltarono sulla betulla, San Carlo alzò la mano e l’albero di colpo si sradicò e cadde nella cascata spumeggiante trascinando con sé tutti i piccoli esserini che furono travolti dalla furia delle acque.

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