Luigi Pagani detto Mattirolo, un Robin Hood ticinese.

Mattirolo o meglio matiröö in dialetto significa matto, folle. Luigi Pagani, classe 1813, muratore di Vacallo è un personaggio controverso, ricordato come un fuorilegge ma allo stesso tempo come un eroe che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Un Robin Hood ticinese insomma!

In principio vidi il suo volto stilizzato su una bottiglia di vino e subito mi incuriosì…me ne dimenticai e poi mi ricapitò sottocchio quasi questa storia intrigante fosse lì ad attendermi. Dai che ve la racconto!
Dipinto come una persona irascibile e litigiosa, nel 1843 si rese responsabile di un paio di omicidi che avevano, diciamolo, il sapore di una vendetta. Iniziò tutto il 2 luglio di quell’anno quando numerose comitive di fedeli si recarono alla festa che si teneva ogni anno al Santuario dedicato alla Madonna, sulla vetta del Monte Bisbino. Nel ritorno un gruppo iniziò ad intonare canzoni inneggianti il partito dei conservatori sventolando fazzoletti neri a mo’ di bandiere; tra i fedeli c’erano però compaesani dell’opposta fazione politica e fu subito rissa!
I liberali ebbero la peggio e più di qualcuno perse la vita ed è qui che entrò in scena Luigi Pagani.
Accompagnato dal fratello, fucile alla mano, si incamminò sui sentieri della Valle di Muggio diretto a Bruzella niente meno che alla casa del parroco, considerato uno dei principali fomentatori dei disordini avvenuti. Il prete, sorpreso in cucina, fu colpito da una scarica di colpi di fucile e morì. Ancora oggi non si sa se il Mattirolo avesse intenzione di ucciderlo a sangue freddo o fu costretto a farlo per contrastare la reazione del curato.
La spedizione punitiva non si concluse qui, dopo aver partecipato ai funerali di un caro amico morto durante gli scontri del Bisbino, i fratelli decisero infatti di vendicarlo uccidendo Antonio Ferrari, uno dei principali responsabili delle perdite subite.
Il capitano a capo della truppa appostata nelle vicinanze catturò il Mattirolo ordinando ai soldati di incarcerarlo ma egli, difeso dai suoi patrioti armati, riuscì a fuggire e a far perdere le proprie tracce.
Riuscendo a garantirsi una protezione politica, il Pagani non venne mai inquisito dalla giustizia per i reati perpetrati.
Tutto ciò gli garantì un certo rispetto, gli abitanti di Morbio e Sagno lo temevano e cercavano di non avere nulla a che fare con lui.
Vi dicevo che viene ricordato come il Robin Hood ticinese, sapete perché?
L’epoca nella quale visse era tormentata, erano anni di carestie, di grandi differenze sociali…il suo temperamento, la protezione della quale beneficiava e il rispetto che si era guadagnato, gli consentirono di aiutare molte famiglie minacciando, con le armi, ricchi borghesi affinché gli consegnassero farina da donare ai poveri.
Insomma un po’ alla volta il nostro matiröö divenne un eroe popolare tanto che nel gennaio del 1847, a causa del blocco delle importazioni dall’Italia imposto dagli austriaci, i più disperati iniziarono a chiedergli aiuto. Prigioniero del ruolo acquisito, il 20 febbraio del 1847, coperto da un grande mantello di fustagno nero e con in testa un cappellaccio a larghe falde, iniziò a reclutare volontari per organizzare un assalto alle scorte di grano celate in alcuni magazzini del Mendrisiotto.
In serata 300 volontari si radunarono nel cortile della masseria di Tognano, si diressero prima a Chiasso e poi a Coldrerio ma non ebbero fortuna sicché decisero di puntare verso i granai di Capolago.
Raggiunto il paese lacustre, il gruppo venne però respinto da un centinaio di soldati della Guardia civica di Lugano agli ordini del Maggiore Sala, inviati dal Governo.
Era già notte fonda e la maggior parte degli insorti, stanchi, delusi e impauriti, preferirono svignarsela lasciando il Pagani in compagnia dei pochi suoi fedelissimi; la rivolta era ormai giunta al suo completo fallimento.
Il Mattirolo fu costretto a ritirarsi verso Mendrisio facendo perdere le proprie tracce; l’impresa terminò senza spargimento di sangue e senza nessun magazzino saccheggiato.
Il Consigliere di Stato Stefano Franscini ordinò la cattura dei Pagani e dei maggiori responsabili
della sommossa. Il governo inviò il Consigliere di Stato Luigi Lavizzari
per dirigere e aiutare il Commissario distrettuale nella cattura dei fratelli Pagani ma non li presero mai. Condannati in contumacia a dodici anni di lavori forzati, i fratelli Pagani si
diedero alla latitanza, protetti dall’omertà dei compaesani. Gli altri, riconosciuti colpevoli
unicamente di essersi lasciati trascinare nella sommossa dalla disperazione e
dalla fame, furono tutti scarcerati.
Il Mattirolo, nel 1853, decise di imbarcarsi per l’America e tornò venti anni più tardi, beneficiando di un’amnistia, a Vacallo.
Il Mattirolo diventò così la principale attrazione del paese; con il suo fare esotico e
i suoi racconti coinvolgenti riuscì per molti anni ad affascinare e conquistare l’ammirazione di grandi e piccini.
Morì a Vacallo nel 1902, all’età di 89 anni.

Fonte: Il Mulino del Galli Ivan Camponovo – Foto Wikipedia
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