Una birra alle castagne che profuma di autunno e di memoria

[Cose buone fatte bene]

L’enogastronomia è una delle chiavi di lettura del territorio che preferisco, ogni prodotto esiste in virtù di determinate ed uniche caratteristiche di quest’ultimo: naturali, storiche e sociali.
Un condensato di cultura del quale non potrei fare a meno, una serie di “perché” ai quali dare risposta attingendo ad un patrimonio inesauribile dove ragionare per connessioni diventa fondamentale.
Da oggi, il mio blog ospiterà una piccola rubrica che voglio usare per raccontarvi di cose buone fatte bene, autentiche espressioni di un territorio che contemporaneamente siano anche #foodyoucantrust. Storie di formaggi, vino, birre artigianali e altro su cui mi imbatterò viaggiando. Sembra un caso ma non lo è, unendo la curiosità al desiderio di capire un luogo partendo dalla tavola… capita! Nessuna sponsorizzazione, nessun compromesso… solo prodotti e luoghi che mi colpiscono.
Inizio da una birra, perché è stata quella che mi ha dato il la per cominciare questa piccola avventura che avevo in mente da troppo tempo e, visto che la stagione è quella giusta, la birra non poteva che essere alle castagne.

birra castagne ticino
L’etichetta sul retro recita: “produciamo emozioni” e in effetti in questo caso, per me, è stato proprio così.
Questa birra mi ha ricordato il gusto delle castagne secche che ero solita mangiare con mio nonno e ha evocato il profumo di un evento che ho organizzato in un essiccatoio (la grà) della Toscana per far comprendere quanto importante fosse il ciclo di vita di questo prodotto, preziosa fonte di sostentamento degli abitanti di numerosi territori. La Toscana e il Canton Ticino da questo punto di vista sono molto simili… ma questa è un’altra storia, veniamo alla birra.
Prodotta con malti svizzeri, questa birra riposa in una bottiglia costruita appositamente da un vetraio ticinese e sprigiona il gusto delle castagne essiccate nella grà di Vezio. Fortemente voluta per ricordare le difficoltà della vita delle generazioni passate, la grà serviva proprio per essiccare le castagne che così potevano essere consumate durante l’inverno. Venivano mangiate così o trasformate in farina.
Il funzionamento della grà si basa sul principio dell’affumicazione: le castagne vengono disposte su una rete intrecciata di legno e sotto di esse viene acceso un fuoco che deve essere alimentato continuamente. Le castagne non vengono esposte alla fiamma, sono il fumo e il calore a fare il lavoro nell’arco di 3-4 settimane. Poter partecipare ad un evento simile è davvero un privilegio, attualmente anche a Cabbio, in Valle di Muggio, è possibile.
Provate ad assaggiare questa birra ad occhi chiusi, in bocca avrete il gusto dell’autunno dei boschi ticinesi, nella mente la loro memoria.

Foto copertina: pintamedicea.com
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